PARROCCHIA DEL GALLUZZO
PARROCCHIA     DEL      GALLUZZO

BENVENUTI ALLA

PARROCCHIA DEL GALLUZZO

DON GIANCARLO LANFORTI

CI SALUTA COSI'...

 

Un saluto che è preghiera e ringraziamento

Siamo arrivati ai saluti.  Tra poco lascerò la guida di questa comunità. In queste circostanze le parole sono sempre inadeguate e allora preferisco rivolgere una preghiera. Del resto in tante occasioni vi ho parlato di Dio. Adesso sento la necessità di parlare direttamente a Lui.

Signore Gesù, tu sai che in questi quasi 20 anni di servizio al Galluzzo ho cercato solo di vedere Te in coloro che incontravo. Qualche volta non ci sono riuscito e per questo domando perdono a Te e a coloro che posso aver  ferito.  Di una cosa ti voglio ringraziare: per il tuo amore, fedele, paziente e misericordioso,  mi ha dato la capacità di non perdere mai l’entusiasmo e la gioia del ministero. Anche in alcuni momenti più faticosi, il sorriso ha sempre vinto sulla critica sterile o sull’amarezza dell’insuccesso. Grazie.

Voglio fare memoria delle tantissime persone che Tu, Signore Gesù,  mi hai posto sul cammino, alcune sono già davanti a Te, e quindi sanno quanto ho voluto loro bene. Intercedano presso il Padre per il nostro popolo.  Ma permettimi di dirti tutto il mio stupore per i tanti gesti di generosità e di gratuità che ho visto nei miei parrocchiani. Sono state le sorprese più gradite che ho avuto. Tu sai davvero sorprendermi!

Grazie Gesù, poi, per i miei preziosi collaboratori. Sempre indulgenti con me.  Una vera manifestazione dello Spirito. Non mi sono mai sentito solo o non capito, mi hai sempre mandato qualcuno a stringermi la mano e incoraggiarmi.

Le sfide che ci attendono sono veramente tante, come dice Papa Francesco, la mondanità spirituale rischia di rubarci la speranza, di attenuare la gioia della comunità e l’audacia della missione: veglia su di noi, o Signore.

In questi anni ho avuto due luci particolari sul mio cammino, oltre la Parola e l’Eucarestia comunitaria, la presenza di due guide amiche: San Giuseppe e Santa Lucia. Entrambi hanno vissuto una sponsalità speciale nella loro vita. Anch’io mi sono sentito sposo di questa comunità. L’anello nuziale che ho ricevuto in dono all’inizio del mio ministero al Galluzzo lo restituisco a te, Signore Gesù, con gratitudine e per questo ho deciso di donarlo ai poveri. Sarà un modo per continuare il rapporto d’amore.

E ora permettimi, Gesù, di invocare proprio il Tuo Custode in terra che mi fu indicato all’inizio del mio ministero pastorale dall’allora Arcivescovo. San Giuseppe mi è stato modello per il suo silenzio che non era assenza di parole, ma concentrazione sulla missione e sulla fede che doveva guidarla.

Tu, San Giuseppe, sei stato sempre al tuo posto senza per questo tirarti indietro. Hai onorato il tuo compito senza voler ad ogni costo diventare protagonista: una vita “indicativa” che conduce verso il Bambino e la Madre. E lo hai fatto lasciandoti guidare dai sogni, quelli di Dio! Ho cercato di farlo anch’io. Chissà se ci sono riuscito al Galluzzo. Ma c’è una qualità speciale nella tua vita, caro San Giuseppe, che desidero mettere in risalto nella mia lode a conclusione di un percorso: la tua capacità di scomparire, senza lasciare traccia. Così il prete accetta anche il momento nel quale il modo di servire può cambiare e si può continuare a servire la fede dei fratelli diversamente. Il modo di presiedere una comunità non è quello di essere al centro della sua storia ma passa anche dal farsi da parte.  Il confine non lo stabilisce lui, con i suoi criteri, con le sue forze o peggio, con i suoi interessi. E’ sempre dall’obbedienza al Padre che si impara la misura del farsi da parte. Non è una resa. E’ un gesto di fedeltà e di amore perché Dio intervenga con più libertà e più fantasia. E’ un gesto nel quale Dio può inserirsi con maggiore potenza. E’ un modo per affidare ciascuno alla grazia del Signore che opera nella storia. San Giuseppe, tu sei grande perché non ti offendi se non ti è riconosciuto il ruolo. Non chiedi riconoscimenti, neppure di dignità, se non di essere servo, addirittura inutile, dirà tuo Figlio un giorno…e forse pensava a te! Grazie San Giuseppe per la tua paternità nella fede obbediente e grazie perché, alla fine, sai scomparire, perché ciò che deve rimanere è la Parola fatta carne, è il Figlio che ci rende tutti figli e fratelli in cammino verso il Regno.  Amen. Così sia.

Con San Paolo, a tutti mi sento di dire:  “Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con tutti i santificati” (At 20,32).

Pregate per me. Pregate per il mio successore. Amatelo come avete amato me. Ci troveremo sempre, come disse un mio ben più illustre predecessore, all’altare del Signore.

Don Giancarlo

"Un Saluto che è Preghiera e Ringraziamento" Don Giancarlo Lanforti
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Avviso alla Comunità Parrocchiale

 

Il card.Betori ha annunciato trasferimenti e nomine dei parroci della Diocesi fiorentina:

 

"...don Francesco Catelani

subentra al can. Giancarlo Lanforti

come parroco della parrocchia

dei Santi Giuseppe e Lucia al Galluzzo...

 

...a Sant’Angelo a Legnaia viene nominato parroco il can. Giancarlo Lanforti..."

"Tutte le nomine verranno decretate a far data da settembre... Fino a quel momento ciascuno continuerà nel servizio pastorale che ricopre ad oggi. Invito tutti ad aiutare le comunità a comprendere che le scelte sono state fatte solo nell’interesse pastorale generale della diocesi, a cui ogni sacerdote e ogni parrocchia devono conformarsi con generosa disponibilità..."

Chiesa...

 La parola "chiesa" si riferisce in  primo luogo alla comunità cristiana che si riunisce in preghiera, e solo secondariamente all'edificio in cui questo avviene. Il termine greco usato nel nuovo testamento - ekklesia - infatti significa "assemblea".

Ogni chiesa visibile, fatta di pietre, è quindi segno di realtà invisibili: delle gioie e sofferenze di più persone unite dalla loro fede religiosa, che diventano "pietre vive" in una struttura in cui la pietra angolare è Cristo. La forma architettonica che l'edificio assume, e la sua decorazione - i dipinti, le sculture, gli arredi vari -  esprimono i valori spirituali che hanno plasmato la vita della comunità nel tempo.



Soprattutto, una chiesa non è un museo; per capirla bisogna aprirsi alle persone che l'hanno costruita e abbellita.



Visitare una chiesa è un'esperienza personale, come visitare la casa di una famiglia: la chiave di lettura più affidabile è la preghiera.

LETTERA ENCICLICA

LAUDATO SI'

DEL SANTO PADRE

FRANCESCO

SULLA CURA DELLA CASA COMUNE

 

"...La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica di vivere insieme e di comunione..."

 

"...Ci uniamo per farci carico di questa casa che ci è stata affidata, sapendo che ciò che di buono vi è in essa verrà assunto nella festa del cielo. Insieme a tutte le creature, camminiamo su questa terra cercando Dio..."

Lettera Enciclica LAUDATO SI' del Santo Padre Francesco
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE
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GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

Bolla di Indizione Misericordie Vultus

Sabato 11 aprile 2015 nella Basilica di San Pietro in Vaticano, in occasione dei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia, il Santo Padre Francesco ha reso pubblica la Bolla d'Indizione delGiubileo della Misericordia.

Il Papa ha consegnato la Bolla ai Cardinali Arcipreti delle quattro Basiliche Papali in Roma, ad alcuni rappresentanti della Chiesa sparsa nel mondo e ai Protonotari apostolici. Successivamente, alcuni brani sono stati letti davanti alla Porta Santa della Basilica Vaticana.

Scarica il testo completo.

Bolla di Indizione del Giubileo della Misericordia
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Annuncio del Giubileo della Misericordia

 

" ...Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. E’ un cammino che inizia con una conversione spirituale; e dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre” (cfr Lc 6,36). E questo specialmente per i confessori! Tanta misericordia!
Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre. Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare ad ogni persona il Vangelo della misericordia.

Sono convinto che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere misericordia, perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ad ogni donna del nostro tempo. Non dimentichiamo che Dio perdona tutto, e Dio perdona sempre. Non ci stanchiamo di chiedere perdono. Affidiamo fin d’ora questo Anno alla Madre della Misericordia, perché rivolga a noi il suo sguardo e vegli sul nostro cammino: il nostro cammino penitenziale, il nostro cammino con il cuore aperto, durante un anno, per ricevere l’indulgenza di Dio, per ricevere la misericordia di Dio."

 

Papa Francesco

13 Marzo 2015 ore 17,00

 

Il Trittico Perduto e Ritrovato

La parrocchia del Galluzzo avendo celebrato l’anno scorso il 50° della consacrazione della chiesa di San Giuseppe, non ha dimenticato l’ antica e primitiva Santa Patrona e la chiesa a Lei dedicata posta vicino al vecchio comune in via del Podestà nella parte alta del paese. Così che, facendo un’attenta ricerca storica, ha potuto recentemente recuperare documenti e varie sorprendenti testimonianze storiche. La chiesa esisteva già nel 1240 e nel 1275 divenne parrocchia. I nomi dei rettori vi si susseguono ininterrottamente dal 1306.

Il frutto del lavoro di ricerca verrà quanto prima raccolto in un’ apposita pubblicazione. Nel frattempo sabato 13 dicembre alle ore 18 nell’antica sede parrocchiale di Santa Lucia verrà collocata una copia fedele di un suggestivo trittico attribuito a Bicci di Lorenzo. L’originale è collocato dal 2007 nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore nel transetto di sinistra del Duomo. Tale opera  fu  commissionata da Masino Pietriboni, agiata famiglia “galluzzina”, con apposito lascito di 50 fiorini d’oro. Alla morte del testatore, il parroco dell’epoca Giovanni di Lapo da Gangalandi (effigiato su una delle tre tavole ai piedi di Santa Lucia) la fece realizzare nel 1427 e collocare sull’altare maggiore dell’antica romanica chiesa. Il dipinto, con al centro la Vergine del latte, rimase al Galluzzo per più di 4 secoli, fu poi trasferito nel 1852 presso la sede del Capitolo del Duomo, che esercitava da secoli il diritto di patronato su detta chiesa. Dai verbali dell’Archivio capitolare si apprende che  ne era stato deliberato il restauro. Purtroppo dopo vari problemi il dipinto rimase dimenticato su un armadio fino a qualche anno fa, quando, dopo il restauro eseguito dall’Opera si S. Maria del Fiore, i Canonici, ignorandone la provenienza, hanno deciso di collocarlo in Cattedrale.

Nell’evidente ed oggettiva impossibilità di trasferirlo da una sede così prestigiosa, è intenzione  della comunità parrocchiale non perdere la memoria storica di questo bel trittico che raffigura, al posto d’onore, proprio Santa Lucia che benevolmente accarezza il parroco, operativo committente del dipinto. A tale scopo un’esperta ditta artigiana di decorazione e restauro del Galluzzo ha predisposto una copia identica su tre tavole di legno antico della stessa misura e fattura dell’originale apponendovi anche l’oro intorno alle figure dei santi e della Madonna che allatta il Divin Bambino. I santi raffigurati sono, oltre Santa Lucia, a destra di Maria, San Giovanni Battista, e sulla destra di chi guarda Santa Reparata con San Zanobi. La raffigurazione di questi santi fa presupporre che proprio in quegli anni la chiesa passò definitivamente sotto il patronato del Capitolo del Duomo - infatti la bolla di Innocenzo VIII ratifica il Patronato rendendolo perpetuo - anche in concomitanza con l’erezione dell’antico comune che nel 2015 ricorderà i 600 anni della sua istituzione. L’opera, realizzata in questi ultimi mesi e ricollocata “com’era e dov’era”, cioè all’altare maggiore, ha trovato nel frattempo due importanti sponsorizzazioni: una dalla Ditta artigiana“Michele Bianchi” che ha offerto la mano d’opera per la realizzazione del dipinto, invece per le spese dei materiali,  la Parrocchia ha ricevuto un generoso contributo dal M.C.L. nazionale.

Durante la solenne celebrazione eucaristica presieduta per l’occasione dal Proposto della Cattedrale, Monsignor Giancarlo Corti - con una introduzione del diacono Alessandro Bicchi che per primo ha “ritrovato” il trittico perduto - il pregevole dipinto tornerà simbolicamente nella sua Chiesa originale alla pubblica venerazione del suo popolo. In quella occasione verrà ricollocato anche lo stemma del Capitolo Metropolitano che campeggiava nella navata centrale della chiesa ed andato perduto nei rifacimenti subiti nel tempo dall’ edificio sacro. Alcuni galluzzini che in questi giorni si sono recati in Santa Maria del Fiore per vedere il trittico originale sull’altare di San Jacopo hanno commentato la vicenda con l’antico popolare adagio: “la chiesina ha fatto l’elemosina a i’Domo!”

 

Don Giancarlo Lanforti, parroco

 

Chiesa di Santa Lucia

ESORTAZIONE APOSTOLICA EVANGELII GAUDIUM

" La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesu..."


Papa Francesco

 

 

 

 

  

 

"... La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può as­sumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’u­nica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere « la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie ». Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura pro­lissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dia­logo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’a­dorazione e della celebrazione.27 Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evange­lizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missiona­rio. ..."

Lo sguardo di Giuseppe, l'uomo dalle labbra serrate

 

Quando nasce un bambino tutti corrono a vederlo. E’ incredibile come sia capace di attrarre lo sguardo il miracolo di un vita che nasce. Anch’io quest’anno sono qui a guardarti, Gesù. Mi metto in fila insieme agli altri, cerco di vedere qualcosa di questo miracolo di un Dio che si lascia vedere perché si fa uno di noi, si fa bambino. Sembra un gesto facile quello di guardare, innocente, e semplice. Invece può essere impegnativo. L’occhio è lo specchio dell’anima. Guardarti mi costringe a svelare quello che c’è nel mio cuore. Un impegno che abbiamo già perso da tempo!

 

I vangeli ci raccontano di tanti occhi che cercano e si posano sulla Parola che prende forme di piccolo uomo e non sono tutti uguali. Forse anche il mio sguardo svela sfaccettature diverse dal mio cuore. Una carrellata di sguardi nei quali riconoscermi, per imparare a guardare con verità. A guardare col cuore.

 

A volte ti guardo quasi sbirciandoti con un’occhiata veloce. Di circostanza. Una visita veloce per poi rituffarmi nella vita, che reputo sia la vita vera. Accade così anche quando incontriamo un bambino appena nato insieme a un amico o un’amica che lo portano a passeggio. Le solite frasi di circostanza, uno stupore passeggero. Due complimenti e via, un po’ di curiosità e tanta fretta. Anch’io ti guardo così: piccoli momenti nei quali i miei occhi si incrociano con i tuoi, brevi istanti ma con il cuore altrove. La fretta e la preoccupazione impediscono di fermare lo sguardo, l’affanno diventa un velo, una bella e utile giustificazione. Ma l’inquietudine, quella sana e vera, non trova pace.

 

Il vangelo ci racconta di tanti sguardi: quello impaurito di Erode per esempio, quello adorante dei Magi, quello meravigliato e commosso dei pastori… ma lo sguardo più bello è quello di Giuseppe e di Maria. Sguardo pieno di affetto e di premurosa cura. Sguardo di autentica tenerezza.

 

Vorrei quindi lasciarmi guidare dallo sguardo di Giuseppe che non parla, mai. Guarda e agisce di conseguenza. Semplicemente e gioiosamente obbedisce. Userò le parole di Papa Francesco per cercare di capire come guarda Giuseppe.

 

Sguardo di “discrezione, di umiltà, nel silenzio (noi che usiamo tante parole per nasconderci), ma che manifesta una presenza costante e una fedeltà totale (altra virtù passata di moda), anche - e soprattutto - quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore possibile ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù”.

 

Lo sguardo di Giuseppe dice “la costante attenzione a Dio, non ai suoi bisogni e neanche ai suoi desideri, ma manifesta l’apertura generosa ai suoi segni, rivela piena disponibilità al suo progetto, non tanto al proprio. E’ uno sguardo, infine, che dice la volontà di custodire Gesù, di custodire in Gesù, l’altro, il proprio prossimo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti.” Ecco perché con Papa Francesco possiamo dire che “san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!”

 

Che il Signore nato per noi ci doni lo sguardo di suo padre Giuseppe che ricalca lo sguardo del Padre di tutti e Padre nostro. Amen.

 

Don Giancarlo

 

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IL TRITTICO PERDUTO E RITROVATO

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"Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell'evangelizzazione"

 

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